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La Barzelletta dei POS

Tratto da una storia Vera. POS in Italia (2014-2019)

La legge e normativa in Italia, a seguito della legge di stabilità del 2016, ha cercato di obbligare i commercianti all’utilizzo del POS, e quindi di dotarsi di POS e di renderli disponibili per i propri clienti. Dal 30 settembre 2017 era stato deciso di applicare una sanzione a partire da 30€.

Successivamente, da giugno 2018, questa normativa è stata abrogata, non è più quindi necessario per il commerciante avere obbligatoriamente un metodo di pagamento elettronico attraverso il POS.

Giugno 2014

In questa data, in Italia, diventa obbligatorio per tutti gli esercenti come le ditte individuali, le imprese, i liberi professionisti, i ristoratori, i commercianti e gli artigiani, fornire il pagamento mediante POS, a seguito della richiesta del cliente. L’esercente, di fatto, è tenuto ad accettare come strumenti di pagamento le carte di credito, quelle di debito e quelle ricaricabili sia transazioni B2C (per clienti in quanto persone fisiche) che B2B (ditte individuali o aziende). L’emanazione del Decreto legge 30/12/2013 n. 150 fu opera del Governo Monti, poi convertito con le relative modifiche in occasione del milleproroghe, vale a dire Legge 27/02/2014 n. 15.

Vi erano però delle limitazioni previste dall’onere:

  • disponibilità a seguito di richiesta del debitore;
  • assenza di sanzioni per il fornitore che adempie le disposizioni normative;
  • la soglia dei pagamenti superiori all’importo di 30 euro.

Giugno 2014, nessun obbligo di POS. Il MEF risponde a un’interrogazione parlamentare

Nella risposta all’interrogazione parlamentare 5-02936 presentata in commissione Finanze della Camera dei deputati dall’ On. Causi (Problematiche relative all’obbligo per i soggetti che esercitano attività di vendita di prodotti e di prestazioni di servizi di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito ), il Ministero dell’Economia si è espresso sulla scadenza del 30 giugno prevista dalle norme che riguardano l’adozione del POS presso gli esercenti, confermando l’interpretazione relativa all’articolo 15 del decreto “Sviluppo-bis”, fornita dal Consiglio Nazionale Forense.

In particolare, specifica il documento governativo: “Per quanto riguarda la circolare interpretativa del Consiglio nazionale forense, ugualmente citata nell’interrogazione, essa interpreterebbe la normativa nel senso di introdurre un onere, piuttosto che un obbligo giuridico , il cui campo di applicazione sarebbe limitato ai casi nei quali sarebbero i clienti a richiedere al professionista la forma di pagamento tramite carta di debito. In tal senso, sembra in effetti deporre il fatto che non risulta associata alcuna sanzione a carico dei professionisti che non dovessero predisporre della necessaria strumentazione a garanzia dei pagamenti effettuabili con moneta elettronica”.

Come ribadito in più occasioni da Pagamenti Digitali , la normativa presenta lati oscuri che andrebbero chiariti dal legislatore, e allo stato delle cose crea molti malumori agli esercenti.

Infatti il MEF auspica che “vengano attivati una serie di tavoli di confronto con le banche e con gli altri operatori di mercato per ridurre i costi legati alla disponibilità e all’utilizzo dei POS, e sfruttare a vantaggio del sistema i margini di efficienza esistenti, ottenendo così una significativa compressione dei costi ed una soluzione che consenta di superare le difficoltà insite nel cambiamento prospettato”.

1º gennaio 2016

Entra in vigore la Legge di Stabilità 2016 che riduce il limite di 30 euro. Ai sensi della Legge n. 208/2015, nei commi 900 e 901, che hanno i pagamenti elettronici per protagonisti, si registra

  • diritto di richiesta di pagamento elettronico a partire dalla soglia di 5 euro. Quindi, un abbassamento rispetto al limite dei 30 euro del 2013;
  • disposizione che mirava a diminuire i costi di utilizzo del POS;
  • sanzioni destinate ai soggetti che non si attenevano alle normative.
Obbligo POS ma per quali professioni?

Bar, pizzerie, ristorante, gelaterie, artigiani (elettricisti, fabbri, antennisti, caldaisti), avvocati, notai, ingegneri, architetti, consulenti del lavoro, avvocati, agronomi, dentisti e medici. Per le suddetti professioni vi é l´obbligo di dotarsi del POS. E a dirla tutta la lista indicata è soltanto a mero titolo esemplificativo, dato che oramai è palese che tutte le professioni che lavorano a stretto contatto con il pubblico, avranno l’obbligo di munirsi di POS, dando ai clienti la possibilità di poter pagare con la carta di credito o con il Bancomat.

Casistica a parte riguarda chi lavora in uno studio associato. Per queste professioni che lavorano dietro le quinte, sono escluse sanzioni. Il motivo di questa disposizione? Non lavorando a stretto contatto con una precisa clientela, non sono obbligati in alcun modo all’accettazione di pagamenti mediante POS.

Chi è escluso dall’obbligo Pos?

Dato il fatto che incassano imposte subito riversate all’erario benzinai e tabaccai potrebbero essere esclusi, seppur temporaneamente, dall’obbligo POS. I primi, infatti, incassano le accise per conto dello Stato, mentre i secondi si occupano di gestire le marche da bollo. Perciò, nell’eventualità, sono in molti a pensare che non ci sarebbe proprio nulla da ridire.

Bocciatura Obbligo POS dal Consiglio di Stato

Tra le ultime novità che hanno per protagonisti i pagamenti con carte di credito e bancomat via POS, si registra la bocciatura definitiva da parte del Consiglio di stato circa lo schema attuale: quindi, sto alle sanzioni fino a 30 euro per ogni carta di credito e bancomat rifiutati. Questo quanto avvenuto il 1º giugno 2018. Ora toccherà al Governo analizzare la situazione e agire su quest’obbligo che dalle nostre parti è, a quanto sembra, decisamente disatteso.

Il paradosso è che nonostante l’obbligo ad accettare i pagamenti mediante POS è effettivo, di casi di sanzioni a fronte di rifiuto dei pagamenti mediante carta di credito o Bancomat non ne esistono. Per questo motivo, molti liberi professionisti come gli avvocati, i notai, i commercialisti, gli estetisti il POS a volte nemmeno ce l’hanno o se ce l’hanno, lo tengono chiuso all’interno di qualche cassetto. In occasione del parere del 1º giugno 2018, il Consiglio di Stato ha evidenziato in maniera esplicita quanto risulti incostituzionale il rimando all’articolo 693 Codice Penale che prevede una sanzione pari a 30 euro se i pagamenti elettronici non vengono accettati: la normativa che ha dato il la all’avvento dell’obbligo di Bancomat non ha ben definito le sanzioni a fronte di casistiche di violazione.

Risultato?
Il POS va considerato come dispositivi elettronico obbligatorio, mentre la sanzione di 30 euro è incostituzionale.

Le motivazioni risiedono nel fatto che per un’efficiente lotta all’elusione e all’evasione fiscale, oltre che al riciclaggio, bisogna necessariamente omogeneizzare le disposizioni giuridiche, adottando provvedimenti che rispettino i cardini basilari dell’ordinamento giuridico.

Chi non accetta i pagamenti con carte di credito e bancomat non andrà incontro ad alcuna sanzione. Questa la sostanza.

Il Consiglio di Stato inoltre precisa che introdurre sanzioni inerenti all’obbligatorietà del POS non può presentare collegamenti con normative già in vigore, per via dell’antitesi che si evidenzia all’interno dell’articolo 23 della nostra Costituzione, secondo cui nessuna prestazione di natura professionale o di tipo patrimoniale può essere imposta, se non in rapporto a quanto sancisce la Legge. Lo scopo primario perseguito dall’articolo 693 del Codice Penale, invece, si differenzia se paragonato all’introduzione dell’obbligo di accettazione dei pagamenti elettronici, vale a dire la tracciabilità dei movimenti finanziari che hanno per protagonisti la cessione di beni o l’erogazione di servizi, volti a contrastare i casi di riciclaggio e di evasione fiscale, sempre purtroppo più in aumento in Italia.

Occorre individuare in maniera chiara una sanzione che non sia connessa all’utilizzo della moneta, ma che si attenga alla regolazione del mercato e che sia ricercabile nell’ordinamento giuridico che regolamenta di fatto le attività professionali e commerciali.

Conclusioni

Sta di fatto che il problema del POS è sempre stato solo uno: quello di essere obbligatorio soltanto sulla carta e l’attuale scenario rischia di creare in caos più totale tra i commercianti, tra gli avvocati, tra gli ingegneri, tra i medici, tra i benzinai, tra i dentisti e tra chi lavora in uno studio associato, soggetti che sono obbligati o che non hanno obbligo di avere il POS.

In molti hanno deciso di attenersi alla normativa, ma dopo essersi accollati i costi iniziali, adesso si ritrovano a che fare paradossalmente con un obbligo a metà. E, naturalmente, non hanno preso bene la cosa.

Sarà in grado il Governo attuale M5S-LEGA a risolvere uno degli innumerevoli casi paradossali della Legge italiana? Speriamo Bene ma speriamo soprattutto che la barzelletta non continui.

Forse sarebbe il caso di utilizzare il POS in maniera adeguata. Nonostante un numero sufficiente di macchinette, ditte individuali, imprese, esercenti e artigiani fanno fatica ad attenersi alle normative. E così, l’evasione fiscale l’Italia non la sconfigge di certo. Bocciata la sanzione di 30 euro, toccherà al Governo dare il via ai lavori per decidere le sorti degli esercenti.